Un possibile percorso per ritrovare il lavoro – 2: riscoprire competenze e talenti

Recupera l’introduzione e il primo passo del nostro “possibile percorso per ritrovare il lavoro”.

Secondo passo: riscoprire tutte le proprie competenze e tutti i propri talenti

Questo secondo step nasce dalla constatazione che ritrovare un nuovo lavoro dopo averlo perso è cosa ben diversa da cambiare posto di lavoro, perché richiede un nuovo approccio alla ricerca, capace di ripensare tutta la propria professionalità come risposta a nuove esigenze di mercato. Soprattutto infatti (ma non esclusivamente) se si ricerca un lavoro a partire dallo stato di disoccupazione, cioè dopo averlo perso, diventa fondamentale svolgere quel lavoro di acquisizione di nuova consapevolezza della propria professionalità, che può nascere solo da un’ampia riflessione su tutte le competenze, hard e soft, acquisite non solo in ambito lavorativo ma nel corso di tutta la propria vita.

Perché questo è così necessario? Perché se si ricerca una nuova opportunità avendo già un lavoro, la ricerca stessa sarà facilitata (non dico agevolata) da un certo automatismo che è implicito nella continuità esistente tra la posizione da ultimo ricoperta e le posizioni identiche, o gerarchicamente superiori ma sempre omogenee ed in linea, presenti sul mercato del lavoro. Soprattutto in tali casi sarà bene dunque, prima di muoversi alla ricerca di un nuovo lavoro, fermarci un attimo e fare un ampio inventario (o bilancio) di tutte le proprie competenze ed interessi personali, sia professionali che non, al fine di prendere coscienza di tutte le risorse e potenzialità che abbiamo e che quindi potremo successivamente -dopo averle ricomposte in un quadro organico, funzionale ed attraente di una nuova identita’ professionale– presentarle sul mercato del lavoro.

Perché parliamo di competenze e di interessi personali? Perché mentre le competenze sono capacità già sperimentate ed acquisite, gli interessi personali rappresentano un ambito potenziale di ulteriore allargamento del campo delle proprie competenze che non va sottovalutato. Ad esempio, il fatto di svolgere delle attività di volontariato o di coltivare delle ‘passioni’ per determinati temi, permette di conoscere realtà e problematiche al di fuori di quelle strettamente professionali ma che possono avere dei ritorni potenziali anche in termini professionali, o come incremento di competenze di gestione, relazione e analisi o perfino anche come possibilità di avviare iniziative professionali.

Saper leggere sia le hard che le soft skill

Nulla dunque della propria esperienza di lavoro e di vita va trascurato, ‘scartato’ e men che meno censurato: ad esempio, anche certi errori o insuccessi professionali, cose che sulle prime siamo portati a censurare, se ben ‘ponderati’ e successivamente argomentati, possono rappresentare un ’plus’ in termini di esperienza, di maturità e di capacità di apprendere dagli errori. Questi ultimi aspetti di maturità e di apprendimento dagli errori, richiamano il fondamentale punto chiave delle soft skill, cioè di quelle competenze apparentemente ‘immateriali’ che però sono quelle che, a parità di altre competenze hard o tecniche possedute, spesso poi decidono sulla assunzione di una persona.

Potremmo dire che se le hard skill, quelle cosiddette oggettive e certificabili da studi e ruoli ricoperti, sono la condizione necessaria per la candidabilità professionale e la ‘employability’ del candidato, poi però, successivamente agli screening sui cv e in fase di colloquio, saranno le soft skill a contare parecchio. Occorrerà dunque fare un attento bilancio delle une e delle altre, sapendo che quelle ‘hard’ saranno fondamentali per la nostra identità professionale pubblica (cv e presenza su Linkedin) e pertanto per la nostra intercettabilità sulle reti professionali, mentre le seconde saranno decisive negli incontri ‘vis a vis’ e nelle scelte finali.

Un ultimo consiglio su come fare il bilancio delle competenze: se da un lato è evidente che si tratta di una autoanalisi, perché nessuno certamente può conoscere meglio di sé le proprie caratteristiche personali e professionali, è altrettanto vero che fare esclusivamente da sé comporta il rischio elevatissimo di fermarsi a quello che crediamo già di sapere e di poter fare. È altamente consigliabile dunque confrontarsi con qualcuno di fiducia, professionista o amico competente che sia, per fare emergere in dialogo e confronto quelle più ampie possibilità e caratteristiche che altrimenti verrebbero facilmente trascurate.