Come nasce un buon CV

Pubblichiamo una breve guida pratica agli elementi essenziali del Curriculum Vitae, nata dal confronto quotidiano con i nostri candidati.

Non ha pretese di esaustività, né è l’unico modo per approcciarsi al tema del CV, ma può costituire un buon punto di partenza per raccogliere le idee, specialmente se è passato del tempo dall’ultima volta in cui lo si è ripreso in mano.

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Qual è l’importanza del CV?

Benché la domanda possa sembrare banale, accade spesso che pur comprendendo l’importanza in generale, o in astratto, di un tale strumento, non ne si colga il rilievo per la proprio effettivo sviluppo professionale. Eppure il CV ha una storia lunga: persino Leonardo Da Vinci ne preparò uno nel 1482 per presentarsi a Ludovico il Moro (vedi immagine).

Il CV è il nostro effettivo biglietto da visita per il mondo del lavoro, è il primo messaggio che diamo di noi stessi al pubblico dei potenziali datori di lavoro, è l’insegna che mettiamo nella grande piazza del mercato del lavoro, con la conseguenza che, se il messaggio non è chiaro e “bucante”, se l’insegna non è nitida e ben visibile, ci precludiamo la possibilità di intercettare una qualsiasi offerta di lavoro e di arrivare al primo colloquio di selezione.

Una volta giunti alla fase dei colloqui, saranno decisive altre nostre capacità, quelle relazionali ed argomentative (ascolto, domande, interazione ed approfondimenti), ma per arrivarci, e come condizione spesso fondamentale, occorre aver prima sviluppato un buon CV.

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Esiste un modello ideale-unico di CV?

Benché esistano alcuni formati standard, di cui il più noto è il cosiddetto “formato europeo”, e vi siano varie scuole di pensiero in materia che sottolineano questo o quest’altro set di aspetti, occorre tuttavia tenere presente che il CV è sempre un fatto personale, l’esito di una scelta di presentazione personale al pubblico, che sarebbe forse riduttivo, se non impossibile, standardizzare, con ciò perdendo il valore aggiunto della personalizzazione.

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Quali sono le domande a cui risponde un buon CV?

Partire dalla chiarezza delle domande esistenti è fondamentale, proprio per essere in grado di fornire risposte adeguate. E le domande in gioco sono sostanzialmente due: quella di noi che vogliamo presentarci sul mercato del lavoro offrendo la nostra “merce di competenze” e quella -datoriale- di chi è alla ricerca di tali “merci–competenze” per sviluppare il proprio business. A dire il vero, nel mezzo, ci sta anche non infrequentemente l’intermediazione tra domanda e offerta, svolta in particolare dalle agenzie del lavoro e dalle società di selezione/head hunting. Comunque sia, che la ricerca sia diretta o intermediata (e ora è crescentemente diretta grazie allo sviluppo delle piattaforme web specifiche) il CV nasce dall’incontro di queste due domande: in sintesi da un lato l’esigenza di trovare un lavoro e dall’altro l’esigenza di trovare delle competenze. E pertanto è nella misura in cui tiene conto di queste due prospettive che il CV sarà efficace.

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Da quale prospettiva scrivere il CV?

Dalla prospettiva o dal punto di vista di chi ricerca le competenze, cioè di offre il lavoro. Chiunque esso sia, datore di lavoro, selezionatore interno o intermediato, dobbiamo essere consapevoli -soprattutto nella presente contingenza caratterizzata da altissima domanda e offerta limitata- che costui si troverà sommerso da una valanga di CV avendo a disposizione uno slot di interviste comunque limitato e pertanto il lavoro di screening a tavolino, il setaccio dei CV, sarà particolarmente rilevante. Occorre allora tener ben presenti le esigenze di questo “personaggio” per essere in grado di entrare in quella ristretta finestra di interviste. Dobbiamo quindi immaginarci questo personaggio che si costruisce una griglia di requirements della posizione, più o meno formalizzati e più o meno articolati, ma la griglia esiste e il candidato deve favorire la sua compilazione.

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Quali requisiti formali deve avere il CV?

Proprio in base a quanto osservato sopra, occorre che esso intercetti con facilità le esigenze del selezionatore, che così potremmo sintetizzare:

  • alta leggibilità (chiedete ad un amico non del vostro settore un parere sulla reale comprensibilità del vostro CV)
  • concisione (di fronte al mare dei segnali, il vostro deve essere concentrato e forte, non oltre le 2 pagine e ben organizzato)
  • alta reperibilità delle informazioni chiave (da mettere appunto nella griglia dello screening)
  • un certo appeal (che lo distingua appunto dal mare magnum e che può essere dato dalla lettera di presentazione, dal summary introduttivo o dalla foto ecc.)

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Cosa non dimenticare?

Premesso che è sempre una scelta personale, è bene che il CV profili i seguenti contenuti:

  • Dati anagrafici ed informazioni personali: età, residenza, recapiti, stato civile e … foto, perché senza di essa il CV fortemente depotenziato (m attenzione, deve essere una buona immagine, con volto visibile e -ca va sans dire, ma è proprio il caso di ripeterlo tanti sono gli errori e le manchevolezze al riguardo – sorridente);
  • Profilo sintetico: descrivere chi si è, cioè cosa si è diventati professionalmente e cosa si desidera diventare sempre con riferimento prioritario all’ambito professionale, In questo senso il profilo può sinteticamente essere visto come costruito attorno a tre nuclei:
    • Il (o i) job title, da scegliere accuratamente e che deve avere le caratteristiche di identificabilità immediata e corrispondenza alla realtà e che può anche essere articolato su due/tre possibilità, purché tra loro integrabili e coerenti,
    • le principali competenze maturate nel percorso professionale (che possono essere verticali, ovvero di conoscenza di determinati contenuti professionali e/o di settore; e orizzontali, cioè più legate alla persona e alle sue modalità di relazionarsi e di “performare”) e che quindi come tali possono non solo consolidare il job title cosiddetto primario, ma anche aprire potenzialmente ad altri e contigue professionalità
    • ed infine, ultimo ma non ultimo, gli obiettivi e/o la motivazione personale, stando bene attenti a calibrarne la portata o l’apertura, in quanto non debbono evitare il duplice rischio della “Scilla” di essere talmente generici da essere insignificanti e alla fine controproducenti (l’esempio classico e paradossale è “esser disponibili a tutto”) e la “Cariddi” di una eccessiva specificità che finisce per essere limitante non solo rispetto alle opportunità ma anche alle proprie potenzialità. Attenzione: il profilo è fondamentale perché, essendo il vero e proprio punto di contatto tra chi è in ricerca e chi sta cercando, deve assolutamente possedere i già richiamati requisiti di chiarezza, concisione e attrattività.
  • Percorso professionale: indicare a partire dall’ultima esperienza di lavoro, il proprio percorso professionale, con chiara indicazione di tempi, ruoli e aziende e settori industriali, nonché dei principali risultati ottenuti. Questa area del CV è concepita a supporto di come, e cioè in quali modalità e attraverso quali step professionali, si è conseguita quella professionalità di cui al paragrafo precedente.
  • Formazione e lingue: la formazione è non solo quella scolastico/universitaria, ma anche quella professionale successivamente acquisita in corsi/master e/seminari e con evidenziazione del livello di conoscenza lingue.
  • Interessi personali: se non si cade nelle banalità è una finestra interessante, per sé e per gli altri, di scoperta di potenzialità e di costruzione di competenza.
  • Il tutto si chiude con l’autorizzazione al trattamento dei dati personali ai sensi del D.Lgs. 2018/101 e del GDPR (Regolamento UE 2016/679).

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