Un possibile percorso per ritrovare il lavoro – 4: gli strumenti per la ricerca

Proseguiamo con il quarto passo del nostro “possibile percorso per ritrovare il lavoro”

Recupera le puntate precedenti:

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Quarto passo: affinare gli strumenti per la ricerca

Fatto tutto questo lavoro preparatorio a monte, su di sé in rapporto al mercato e ai propri obiettivi ed auspicabilmente in un confronto con un qualche partner tutor, dobbiamo tradurlo in una serie di strumenti che ci permettano di veicolare al meglio la nostra professionalità. Particolare importanza rivestono il cv fisico e la nostra presentazione sulle piattaforme digitali professionali, perché sono il nostro biglietto da visita professionale, che a nostro avviso dovrebbe essere intellegibile, attrattivo e veritiero.

Che consigli si possono dare per la preparazione del cv (ed eventuali lettere o mail di presentazione) sia in forma fisica e cartacea sia come presenza su LinkedIn o altre piattaforme digitali?

Lo strumento base per trovare un lavoro è il CV, o meglio è la presentazione a tutti della nostra identità professionale. Proviamo a spiegarci: perché è meglio ragionare in termini di identità professionale che non di CV? Non è una questione puramente semantica, ma il fatto è che le parole possono aiutare meglio a pensare e ad agire nel modo più opportuno. Ovviamente, in termini pratici, continueremo doverosamente a chiamare il nostro CV “CV” per l’appunto, ma proviamo nel merito a pensarlo non come una mera storia del passato – un curriculum vitae per l’appunto – nient’altro di una narrazione più o meno schematica e noiosa di un passato cristallizzato, chiuso e inevitabilmente morto.

Certo questa è ancora la modalità prevalente di chi ricerca un lavoro simile o identico a quello che sta già svolgendo, ma se uno ha mire più elevate o di differenziazione dalla immediata storia passata o anche e soprattutto deve ricercare un lavoro a partire da una condizione di disoccupazione, perché non provare a ragionare in termini di identità professionale, rovesciando in un certo senso l’ottica in cui si scrive il CV?

In altri termini, invece di riproporre il passato tout court così come è avvenuto, lasciando a chi legge e ricerca l’onere di capire per che posizioni quel determinato CV sia buono, proviamo ad aiutare l’interlocutore che ricerca una professionalità sul mercato e noi stessi che cerchiamo un lavoro in quello stesso spazio, proponendo noi, attivamente, una ‘proposta di valore‘ per il mercato stesso, in termini di ruolo o ruoli professionali ricopribili, supportati e sostenuti da un summary o profilo sintetico che motivi, quasi fosse un elevator pitch scritto, chi tale professionalità sta proprio cercando per risolvere i suoi problemi.

Senza alcuna enfasi o autovalutazione che non giova, questo summary (o profilo sintetico) – e beninteso insieme a una accorta definizione del o dei nostri job title – è come la finestra di opportunità che ci giochiamo con i nostri potenziali interlocutori e pertanto deve avere i requisiti di intelligibilità, attrattività, concretezza e veridicità:

  • intelligibilità, perché occorre far capire chiaramente le caratteristiche della nostra professionalità e in quali ambiti essa può risultare di vantaggio e di aiuto a chi ricerca, indicando le competenze chiave, i settori praticati e perché no i propri target professionali;
  • attrattività, perché occorre scrivere sempre pensando a chi legge, cercando di aiutarlo e di interessarlo;
  • concretezza, perché soprattutto le competenze devono risultare non come parole scritte sulla sabbia o lanciate al vento, ma come solide realtà spiegabili dal concreto delle esperienze vissute;
  • veridicità, perché non credo sia utile mascherare o omettere aspetti della realtà, quali ad esempio l’età o il fatto che l’ultima esperienza di lavoro non sia magari più in corso. Quello che conta è saper argomentare.

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Una volta ben studiati e presentati il o i ruoli ricopribili (job title) e il summary o profilo professionale, abbiamo fatto il lavoro veramente essenziale, perché sono queste le due componenti che fungono da ‘amo’ o gancio per essere intercettati da una ricerca. Seguiranno poi le tradizionali parti delle esperienze di lavoro (anche qui però cerchiamo di seguire i criteri sopra indicati, evitando di far stramazzare il lettore con noiose sequenze di punti di job description, ma provando a praticare lo storytelling), della formazione e degli interessi (ricordando che se non verrete certamente scelti per questi ultimi, tuttavia gli interessi potrebbero anche far balenare qualcosa delle soft skills, che saranno poi determinanti nei colloqui e nella scelta finale a parità di competenze con altri candidati).

Quanto poi alla lettera o mail di presentazione, penso sia sufficiente ricordare che essa deve trovare punti di raccordo tra le caratteristiche della azienda target e la propria storia professionale o i propri reali interessi. Per concludere è importante ricordare che, anche se l’identità professionale o il CV (che appunto sono la stessa cosa ed entrambi da pensare in termini proattivi e riguardanti a tutta la storia, passata, presente e futura) possono essere articolati e parzialmente differenziati in termini di ruoli ricopribili, occorre però che siano ancorati a una identità centrale e coincidenti con la nostra presentazione sulla piattaforma LinkedIn, che va considerata appunto come la principale vetrina di presentazione della nostra offerta di valore professionale per il mercato.

Il CV quindi sarà uno, per descrivere nella sua articolazione e ricchezza la nuova identità professionale e per coerenza con il profilo Linkedin, che è unico. Si potrà considerare piuttosto di personalizzare anche a fondo le lettere/email di accompagnamento e renderle sempre più “mirate”
alle singole aziende. Per quanto riguarda il profilo LinkedIn, è importante una forte omogeneità con il CV, dal punto di vista delle informazioni e della grafica. E’ chiaro che il profilo Linkedin è per sua natura più sintetico mentre il CV resta – pur nei limiti di durata da rispettare – lo spazio di una descrizione più estesa. Tra gli strumenti da valutare e da suggerire possiamo aggiungere anche la simulazione di un colloquio di selezione, che potrebbe svolgersi sia con i tutor assegnati che con altri tutor.

Postilla sull’intelligenza artificiale: tra gli strumenti che si possono adottare in tutto il percorso indicato spicca senz’altro quello della AI: è utile sia in fase di impostazione del proprio profilo che nelle fasi successive di ricerca per target di aziende o posizioni per cui ci può candidare, ma va usato con attenzione senza lasciarsi ‘allucinare’ da certe risposte che potrebbero essere fraintendibili o fuorvianti e quindi va accuratamente gestito. Poiché l’argomento è vasto e complesso rimandiamo per la sua trattazione ai tre video in argomento pubblicati sul nostro canale Youtube.